Malesco, serata dedicata alla poetessa suor Gemma Maria Chiapponi di Finero

MALESCO -

Il Comune di Malesco, la Pro Loco Malesco-Finero-Zornasco, Valle Vigezzo Eventi e l’Ecomuseo di Malesco, in collaborazione con Carlo Migliavacca, organizzato per oggi, mercoledì 8 agosto, c/o il cinema comunale di Malesco – ore 21.15 - una serata-spettacolo culturale “tutta vigezzina” dal titolo: “LA CANZONE DI VIGEZZO – VIGEZZO ANTICA” (Testi della poetessa Gemma Maria CHIAPPONI) per rendere omaggio alla poetessa (suor) Gemma Maria Chiapponi (98 anni al 29-12-2018),ancora residente a Finero, che attraverso le sue Opere, in poesia e in prosa,  ha raccontato la Valle Vigezzo  in modo sublime, regalandoci pagine che stanno a dimostrare l’amore di una donna nei confronti della valle che l’ha ospitata per tantissimi anni della sua vita, avendola vissuta in modo intenso e appassionato.

La Giuria del Premio letterario internazionale Andrea Testore-Plinio Martini “Salviamo la montagna” il 14 ottobre 2017 ha attribuito alla poetessa (suor) Gemma Maria Chiapponi il premio alla Carriera.

La serata, oltre che essere un dovuto omaggio alla poetessa, vuole essere anche un “inno a Vigezzo” e per questo motivo Carlo Migliavacca ha voluto coinvolgere solo personaggi vigezzini, affidando le letture dei testi a VIOLETTA COTTINI e la colonna sonora dal vivo a SABRINA BORSOTTI. Durante le letture, inoltre, verranno proiettate sul grande schermo una raccolta di foto (qualcuna anche storica) imperniate tutte sulla valle dei Pittori; le stesse sono state fornite gratuitamente da MASSIMO BERTINA, MAURO COLNAGHI e da due “bambini” di Zornasco che hanno vissuto i loro primi anni con suor Gemma e suor Gina: MARCO PAGGIO DI PIETRO e RAFFAELE MARINI. Il coordinamento tecnico viene curato da MAURO COLNAGHI e la regia sarà di CARLO MIGLIAVACCA, che ha curato anche la selezione dei testi che verranno proposti.

 

INFORMAZIONI e NOTIZIE

Un linguaggio, quello di suor Gemma, aduso alla pittura, alla prosa e alla poesia in tutte le sue forme, ma che, come quello degli Artisti, sa andare alla bellezza interiore, improntata a tanta spiritualità, con una purezza di scrittura che non capita sovente nell’aspra selva della poetica odierna.

I sogni della poetessa, il suo dolore, le sue gioie, le sue tristezze germogliano dal profondo e si traducono in lucentezza di pensiero, in soavità di sentimento.

Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere suor Gemma (Gemma Maria Chiapponi) nell’incanto della Valle Vigezzo, a Finero, presso la Casa delle Piccole Figlie del Sacro Cuore di Gesù; aveva già 94 anni, ma una mente sveglia e una cultura eccelsa.

Il nostro legame fu immediato e, nel nostro dialogare, seppi che da sempre preferiva le lunghe passeggiate solitarie nel verde delle montagne, «sognosamente interrogando la viva natura, figgendo lo sguardo all’ampiezza del cielo».

Sono venuto così a conoscenza dei suoi scritti: in poesia e in prosa, raccontando magicamente la Valle Vigezzo e la sua gente.

Ho voluto farmi raccontare della Repubblica dell’Ossola (10 settembre - 23 ottobre 1944) e dell’Eccidio di Finero (valle Vigezzo) avvenuto il 23 giugno 1944, che ho videoregistrato.

Nata a San Damiano al colle (PV) il 29-12-1920 - cinque lauree, compresa quella artistica conseguita presso la Scuola Superiore “Beato Angelico” di Milano, fondata dall’Architetto mons. Giuseppe Polvara.

All’età di 15 anni entra in convento, per il noviziato, nella Congregazione delle “Piccole Figlie del Sacro Cuore di Gesù”, fondata nel 1926 da don Amilcare Boccio e da madre Guglielmina Remotti, in Salle di Alessandria.

In Vigezzo vive intensamente tutto il periodo della II Guerra mondiale e, in particolar modo, i 20 mesi della Resistenza in terra Ossolana, compreso i fantastici giorni della Repubblica dell’Ossola e gli eccidi dei Partigiani della Val Grande.

Nel 1950 viene trasferita nel paese di Cola (Reggio Emilia),dove rimane per 4 anni per dedicarsi e prendersi cura dei bambini.

Nel 1954 viene inviata nella piccola parrocchia di Zornasco (Valle Vigezzo),e vi rimane fino al dicembre 1969. A Zornasco c’è un altro asilo da condurre e non è un paese di milionari; è un paese di poche case, conta poco più di mille abitanti, ma quotidianamente manda all’asilo una frotta di 20-30 bambini. Qui, la piccola comunità di suore (tre) continua la propria vita come a Cola; suor Gemma dipinge, si dedica alla poesia e ad una nuova attività: la micologia, diventandone così esperta che a lei si ricorre da tutta la Valle Vigezzo e perfino da emittenti svizzere, che la invitano a diverse trasmissioni.

Suor Gemma, con la sua consorella suor Gina, salgono fin sui più elevati alpeggi a cercare funghi, in lunghe camminate. L’infinito dei paesaggi vigezzini l’ammalia, fino a trasformare quelle camminate in veri e propri momenti di esercizio spirituale… e di poesia.

Lassù, con delicatezza di mano e di pensieri, ama raccogliere qualche stella alpina: il suo modo delicato di condividere la gioia interiore delle altezze con le persone che le vogliono bene.

Ancor più dei paesaggi la incantano le storie dei paesani che, per vivere, arrotondano i sempre magri stipendi con il contrabbando di sigarette, giocando a rimpiattino con le Guardie di Finanza italiane e svizzere, ma ritrovandosi poi ogni anno, insieme a queste, a invocare la protezione di Maria presso il santuario della valle: Re.

Nel 1970 ritorna alla casa di Finero (Vigezzo),dove risiede tutt’ora all’età di 98 anni.

Nel 2015 suor Gemma mi consegna un plico imponente di circa 600 pagine, dattiloscritte e manoscritte, dicendomi: “Ti affido queste pagine da me scritte nella mia lunga vita in Vigezzo, di te mi fido, fanne buon uso, i diritti sono ancora i miei”.

Ed è così che oggi mi ritrovo tra le mani un patrimonio di Cultura.

Ho lavorato due anni per trascrivere le sue Opere complete e sono soddisfatto, ne è valsa la pena.

Qui di seguito trasmetto la biografia che mi sono fatto scrivere dalla stessa suor Gemma e, leggendola, si comprende come solo un poeta possa esprimersi in questo modo.

 

Carlo Migliavacca

BIOGRAFIA “ORIGINALE” DI SUOR GEMMA MARIA CHIAPPONI

Dal pertugio segreto, a sogguardare l’Universo

In una mezzanotte qualunque del tempo umano, fra le secolari fessure di una dolce e schietta casa contadina, un Esserino, timido e curioso, si affaccia ad annusare la consuetudine di un mondo a lui sconosciuto, ma subito si ritrae, sconsolato.

Torna all’assalto, tenace: la consuetudine è millenaria ed è legge anche per lui.

 

   Così viene al mondo Gemma Maria Chiapponi in un grazioso paesino dell’Oltrepò Pavese, Villamarone, dirimpetto al comune di S. Damiano al Colle, nel giorno 29 dicembre del 1920.

 

   I suoi primi anni sono senza legge, fra giochi sfrenati e spericolati, e gli occhi guardinghi, nel mistero sfuggente, in quella piccola vita smagata che si arrotola, inconsapevole, nelle scadenze obbligate, su per i sentieri aspri di vigneti ardenti di grappoli succosi e di vendemmie sovrane.

 

- Scuole elementari a S. Damiano al Colle e, superato il tragitto dell’obbligo, partenza per il collegio delle “Piccole Figlie del Sacro Cuore”, di Sale di Alessandria.

   Così quell’Esserino, stupefatto e costernato, con due lacrime che risucchiano l’angoscia, dice “l’addio per sempre” alla sua Terra amata, dove non esiste pertugio per due a contemplare lo spazio, racchiuso in un lembo di azzurro fondo chiaroscurato di luce: dall’ampia finestra sconnessa, dai muri ricamati di crepe che sorridevano alla taverna amica.

 

- Corso settennale di “liceo magistrale”

   La sequenza collegiale è inflessibile, occupa ogni spazio interiore e, al venir meno dell’infanzia spezzata nel lungo sogno della Terra natìa, l’adolescenza s’inoltra pei sentieri asprigni e duri della consapevolezza umana che scaturisce, chiara e robusta, senza tentennamenti.

Concluso il ciclo settennale del liceo magistrale, Gemma quindicenne si consacra con i Voti nello stesso Istituto del Sacro Cuore.

 

   Il richiamo imperioso dell’Arte la porta a Milano per la “licenza artistica di Brera”. Di ritorno in Istituto, si ritrova insegnante, per 10 anni, nelle scuole medie e superiori.

   Il richiamo nostalgico dell’Arte poetica e di Fede, la riconduce ancora a Milano presso la Scuola superiore di arte sacra “Beato Angelico”, che la introduce nella profondità chiaroveggente della pura “Poetica” religiosa e liturgica.

   Speranze e sogni futuri sostengono per 3 anni la sua troppo fragile salute e la malattia la costringe ad ogni sospensione di attività artistica e culturale.

   Per due volte ingessata si rifugia, con suor Gina, a Cola di Vetto, paesino emiliano trasognato di luce, alle prese con il sole, la pittura e con la Poesia.

   La “ricerca” fa capolino con simpatica insistenza, nella necessità interiore di spazi senza fine, rincorsi con l’avidità della mente, mai sazia di novità.

   La sosta è breve e il richiamo è tenace: dove arriverà il sogno realizzato, nell’inquieto spaziare del suo desiderio?

   Ne scaturiscono tele sacre e scritture di fonda... smagata poetica che trascorrono silenziose a ridosso di una fatica interiore che sa oltrepassare la continuata acutezza della sofferenza fisica: pane quotidiano delle sue giornate.

 

“Che cerchi, creatura? - le sussurra l’aria pura della valle - non basta che tu tenga distese le ali del desiderio, pronte per l’ultimo volo”.

 

   I 36 anni vigezzini sono il punto focale, inesprimibile, di estenuanti ricerche, di superbe amicizie, di cruenti commiati, risucchiati tutti dalla brevità dell’effimero.

   La “Poesia”, fervida e silenziosa, domina l’empito che dentro le palpita, consumandone l’energia vitale.

   Ne scaturiscono pagine che stanno fra il sogno e il desiderio irrealizzato... e l’aver vissuto in punta di piedi per lunghi anni, circuita e protetta da una Fede vigorosa e senza pretese:

“Brividi nel crepuscolo”

“... e, al di sopra, l’azzurro”

“La cassapanca del cuore”

“La canzone di Vigezzo”

“La micologia”,quella palpitante e segreta, l’afferra nel suo mistero e la introduce nella ricerca pregnante, “a tu per tu, nel cupo della boschiva”, con i passi senza numero, alla mercé dell’imprevisto, ne nasce il libro: “Vita intima del fungo – Fascino, seduzione, mistero” e ne scaturiscono le pagine di “Vigezzo antica – Mansuetudini di un ricordo”. L’epilogo doloroso è di dura necessità.

 

   Chiusa la porta di Zornasco (Valle Vigezzo),la si ritrova a Casina di Reggio Emilia, all’ombra di Bismantova.

   La tregua... ancora breve, ma il richiamo... supremo.

 

   Il Novasco estivo dell’Antigorio da’ forza alla salute che sminuisce: “Andiamo creatura, che è tempo di migrare”.

   Vignone, sul lago Maggiore, l’accoglie, spaesata. Permanenza che consuma la sacra titubanza di una vita umana, vissuta tra la Fede e la Poesia. La Fedede, reverente e sovrana, le sorregge l’Esistenziale che incombe.

   L’umano Esserino di nome Gemma che, 98 anni or sono, annusava, sprovveduta, dal pertugio della sua possibile umana vita vissuta, ora si ritrae con dolcezza, consapevole di fronte al rincorrersi delle sue ultime stagioni e la fatica della mente si allenta nel ritmo di lontane, tacite conquiste, oltre il Mistero.

   La Fede prende per mano Gemma e la dirittura del suo cammino è puro anelito, chiarificato di Luce suprema.

   “Il di più” scivola a terra, mansuetamente, spegnendo nel silenzio maturo... cose, amicizie, nostalgie e salute.

  A Finero di Vigezzo, i suoi 98 anni di frenetico vissuto, segnano la sua corporeità che si sgretola come una vecchia baita diruta cui non si addicono più le imbellettature di rito:

- la penna non ha più scrittura...

- il pennello è rinsecchito, saturo di smaglianti colori...

- le ore rotolano, impavide, dall’inesorabile pertugio della clessidra tiranna.

Le supreme realtà della Fede s’intrecciano nella pura danza della tacita Poesia, ancora capace di nuove fatiche, al limitare dell’Eterno...

 

   La severa matematica del trapasso del Bios non ha condizionamenti!

 

“Che cerchi ancora, Creatura”?

 

Gemma

 

E ancora, due testi introduttivi scritti da suor Gemma. Ne consiglio vivamente la lettura

 

La canzone di Vigezzo?

 

è incominciata a Provola, superba di verdi puliti, segnati dall’ombra di un tramonto silenzioso, mentre il vecchio carbonaro di Finero, in quella sera del 1940, mi sussurrava pacatamente la sua lunga odissea di girovago senza fortuna... e la Valle cantava con lui.

Rivedo Vigezzo nel 1944: le note della canzone sono spente, la valle è sconvolta e cerca di nascondere i suoi figli in pericolo.

Ricerco la sua canzone, quella dalle note armoniose e segrete.

Mi infilo nei boschi falciati dalla mitragliatrice, mentre, sopra, vigila spietato il coprifuoco.

Nel suo grembo urla invece, inesorabile, la canzone di guerra.

A Finero, nel 1948:

sommessamente, Vigezzo ricomincia a cantare, mentre le ferite le si rimarginano: lente e dolorose.

Zornasco: ottobre 1954 - dicembre 1969

Nel lungo snodarsi di questi 16 anni, Vigezzo mi racconta, come una buona amica confidente, la sua favola segreta.

Non è la sua storia nei secoli: quella già l'hanno ripetuta gli storici della sua terra.

È qualcosa di meno e qualcosa di più.

È il respiro della sua vita che pulsa, snodandosi, giù per le stagioni, mai uguali, il maturarsi dei suoi destini, quelli più reconditi, l’estinguersi, nel compimento, della sua stessa esistenza, come di ogni creatura fisica, sulla terra.

E io l’ho riproposta qui, nelle piccole pagine di un diario che tocca appena la mutevolezza di un anno vigezzino.

La canzone non è tutta qui.

La sua porzione più sottile e misteriosa mi è sfuggita, ha riparato lassù, fra le ultime vette vergini, a me proibite.

Forse, qualche appassionato e coraggioso amico di Vigezzo saprà riscoprirla, un giorno, e riportarla con sé, dalla sua solitaria ascesa, per ridircene, se poeta, gli accenti, così difficili da raccontare.

 

Allora, anche noi ne saremo felici...

 

da Zornasco, 30 dicembre 1969

Gemma Maria Chiapponi

 

 

 

“Pagine di taccuino, vergate lì per lì, quasi a salvare un lontano decoro di non mantenute promesse.

Non scriverò più, mi ero detta un giorno, sentendomi colpevole di inutili presunzioni, nell’aver tentato di imprigionare le cose dell’uomo su pagine bianche.

Ma la parte più squisita dell’uomo non sa rimanere a lungo sulle pagine di un piccolo taccuino, senza bruciarsi. La mia promessa interiore non fu mantenuta.

 

EPIFANIE SEPOLTE

Sto scontando un enorme delitto nell’ergastolo schivo della mia solitudine: il delitto di essere nata poeta.

   Nessun angolo della società o della istituzione si apre a dare ospitalità al Mendicante della bellezza che va ad elemosinare i bocconi quotidiani del sogno, dalle cui valve dischiuse, con febbrile impazienza egli sa, o prima o poi, scovare la perla della melodia a saziare voluttà di intelletto e a distillare purissime gocce di lode, ai limiti dell’inaccessibile.

   Queste epifanie sepolte e dissepolte al limitare dell’io del poeta, la gente dei giorni feriali non le capisce né le concepisce e ne ignora la esistenza, facendosi scandalo delle loro possibilità.

   Condanna il Mendicante di lusso ad una segregazione interiore ed esterna, senza attenuanti, compassionandolo e chiamandolo alienato.

   La significazione universale e simbolica non hanno senso per chi vive ai bordi della opacità della materia!

   Lo spazio poetico del Cercatore della luce non sa dove posare la sua tenda di trascendentalità, se non al limitare della propria spelonca segreta.

   Che se ne fa, la gente, di questo misterioso alchimista che tenta, con il suo alambicco, di distillare in pace polvere di gloria da buttare a piene mani sul mondo?

   Il Poeta crede sempre, crede a tutte le creature, crede a tutte le cose. Crede anche alla ipocrisia umana fatta arroganza.

   Se la sua ingenuità, che sa tanto di innocenza creativa, lo sollecita, corre a braccia aperte verso i fratelli di umanità, ma non si accorge che un urto brutale di ironia e di crudeltà sopraffina lo attende per scaraventarlo a terra.

Ogni giorno così, per tutta la vita.

Sto scontando un enorme delitto, nell’ergastolo appartato della mia solitudine: il delitto di essere nata poeta”.

Gemma Maria Chiapponi

 

(C.S.)

 

 

 

 

 

 

Comunicato Stampa
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