Migranti: segnali concreti e positivi

Quante volte ci siano sentiti dire, come una giaculatoria, che i migranti occorre "aiutarli a casa loro", che bisogna creare le condizioni per un loro afflusso controllato, che i problemi non si risolvono sulle spiagge italiane ma oltre il Mediterraneo?

I professionisti della chiacchiera incontrollata hanno concionato sul tema da ogni scranno, parlamentare o televisivo che fosse, senza mai offrire reali e concrete proposte di soluzione ad un fenomeno in crescita esponenziale, che non fossero le battute dal bar della serie "rimangano a casa loro" o "riportiamoli indietro", fino alle follie tipo "affondiamo i barconi".

Dopo anni di chiacchierificio a ruota libera, questa settimana sono arrivati contestualmente due segnali molto nitidi e inediti di come si possa da un lato affrontare l'emergenza e dall'altro gestire un fenomeno nuovo, come quello dei minori non accompagnati.

Sul primo versante, grazie alla mediazione del governo italiano e del nuovo ministro dell'interno, Marco Minniti, al Viminale si è firmata la pace tra le tribù del Sud della Libia, condizione che permetterà il controllo dei 5 mila chilometri di confine terrestre libico attraverso il quale passano i traffici dei migranti e consentirà l'operatività di un'attività di controllo delle motovedette di Tripoli contro la tratta illegale degli scafisti. esercitata dalla guardia costiera libica addestrata dalle forze italiane. il premier Gentiloni e il ministro Minniti hanno promosso a Roma un tavolo di pace per il Fezzan, mettendo insieme tribù libiche che da anni si stanno dilaniando fra loro in un conflitto che ha causato oltre 500 morti e ha reso le frontiere con Ciad, Algeria e Nigeria totalmente permeabili alle scorribande dei mercanti di uomini, spesso legati al fondamentalismo islamico. La pace nel cuore del deserto libico è la pre-condizione per affrontare il traffico di esseri umani, ma anche la minaccia del terrorismo di matrice islamica. Un primo, decisivo passo, molto concreto, di come la politica possa affrontare temi delicatissimi, senza ricorrere a sbrigative e spicce maniere che determinerebbero solo ulteriori problemi, e utilizzando gli strumenti del diritto internazionale e della mediazione diplomatica. I disastri libici provocati da Francia e Gran Bretagna, con il loro improvvido intervento militare di sei anni fa, sono ancora sotto gli occhi di tutti, e oggi noi stiamo pagando le conseguenze della logica da Far West imposta a suo tempo da Sarkozy e Cameron. Che la parola torni dalla politica, dopo gli anni delle bombe e poi delle chiacchiere, è solo un buon segno.

Sul secondo versante, è di questa settimana una pagina di civiltà: il 29 marzo abbiamo approvato definitivamente, alla Camera, la legge per la protezione dei minori stranieri non accompagnati. Un fenomeno nuovo, e in via di esplosione, che necessitava di una risposta al tempo stesso di organizzazione e di umanità. Nel solo 2016, per fare un esempio, sono stati 25.800 i minori, tra cui bambini con meno di dieci anni di età, che sono arrivati in Italia via mare senza genitori o senza adulti di riferimento. Il doppio rispetto al 2015. Dall'inizio dell'anno, fino ad oggi secondo "Save the children" sono arrivati più di 3.000 minori non accompagnati. Con la nuova legge vengono disciplinate le modalità e le procedure di accertamento dell'età e dell'identificazione, rendendole uniformi a livello nazionale, e si regolerà il sistema di accoglienza integrato tra strutture di prima accoglienza dedicate ai minori e il sistema di protezione per richiedenti asilo e minori non accompagnati (Sprar). Viene prevista la necessità di svolgere indagini familiari nel superiore interesse del minore, e spariscono i permessi di soggiorno usati per consuetudine, sostituiti con permessi di soggiorno per minore età e per motivi familiari. La legge promuove lo sviluppo dell'affido familiare come strada prioritaria di accoglienza rispetto alle strutture, con una particolare attenzione ai minori vittime di tratta.

Niente più bambini figli di nessuno, insomma, da gettare per strada e finire nelle file della manovalanza criminale che li utilizza per abietti motivi e obiettivi illeciti, risucchiando bambini e bambine nei gironi infernali dello sfruttamento, della prostituzione, dello spaccio di droga.

Misure di giustizia, dunque,  che coniugano diritti e sicurezza.  Una strada anche per l'Europa, troppo spesso spaventata di fronte a questi nuovi fenomeni, che non possono essere affrontati nè tantomeno risolti guardando da un'altra parte o infilando la polvere sotto il tappeto. Mettere ordine è una garanzia per tutti. E l'Italia lo sta facendo seriamente.

 

LEGGE PARCHI: SI PROCEDE

Mentre in aula si votava sulla legge per i minori non accompagnati,e sull'eleggibilità dei magistrati (il testo torna al Senato, ci torneremo sopra),in parallelo è andato avanti il lavoro sulla legge di riforma dei Parchi. Ci siamo quasi. Esaurita la fase di discussione generale in aula, stiamo per iniziare il voto sugli emendamenti, in un clima frizzante di confronto politico che ha visto il fronte dell'associazionismo ambientalista, delle professioni e degli enti locali schierarsi. 

Sul fronte della contestazione della norma, il versante più integralista dell'associazionismo. Una consueta liturgia dei professionisti del "NO" a prescindere, alcuni dei quali trent'anni fa contestavano a spada tratta quella stessa legge che oggi con veeemenza conservatrice difendono. Evidentemente per alcuni arrivare in ritardo consueto agli appuntamenti con la Storia pare essere una costante... Ma è interessante il fronte di chi si è schierato a favore della riforma, sia all'interno del mondo ambientalista (penso a sigle storiche come Legambiente, il Club Alpino Italiano, il Touring Club Italiano per fare qualche nome),sia sul versante delle professioni (Coldiretti) sia su quello associativo (Federparchi, Uncem ed Anci hanno già annunciato in settimana una conferenza stampa in cui diranno le loro opinioni).

Ho trovato sconcertante, in questo dibattito, sia l'atteggiamento del Movimento 5 Stelle che ha definito "criminogeno" l'inserimento dei Sindaci nei Consigli Direttivi, sia le espressioni gravi di qualche ben retribuito (dal servizio pubblico) maitre-a-penser come Mario Tozzi che reduce da un'esperienza certamente non entusiasmante come Presidente del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano nominato dal ministro Pecoraro Scanio ha pensato bene di sparare a zero contro la politica, gli amministratori locali, la lottizzazione. Come se lui arrivasse da Marte...

Sono atteggiamenti di retroguardia che hanno il sapore di una difesa ad oltranza di un modo autoreferenziale e chiuso di gestire di Parchi, concepito con una logica prefettizia e illuminista da spalmare sul volgo concepito come bifolco e ignorante. Un'aristocrazia intellettuale che chiude gli occhi davanti al fatto che laddove le politiche dei Parchi hanno funzionato, lo hanno fatto per l'alleanza tra i vari poteri (Stato, Regioni, Enti Locali) e in raccordo con le attività professionali dei territori. Senza sindaci bravi che hanno accettato la sfida della tutela (uno per tutti l'indimenticabile Angelo Vassallo),la 394 sarebbe rimasta sulla carta. Senza agricoltori e pescatori che intercettavano la politica di salvaguardia come base per le nuove produzioni biologiche e a chilometro zero, non si sarebbe innescata la "green economy" territoriale italiana e non avremmo avuto la Coldiretti schierarsi contro gli OGM. Mentre dove è stata messa in pratica questa logica sovraordinata, i Parchi sono stati vissuti come corpo estraneo dalla realtà, e hanno provocato reazioni ostili. 

Certo, se poi dietro tutto questo "can can" riemerge la volontà di salvaguardare l'albo dei direttori come strumento per la messa in sicurezza di una dimensione lottizzatrice delle figure dirigenziali dei parchi  italiani, siamo ben contenti di stare su un'altra dimensione, quella che apre i parchi alle professionalità migliori, alle future generazioni, alle scommesse per il futuro anzichè attardarsi sulle nostalgie del passato.

Sul piano politico, la legge sui Parchi sarà il primo banco di prova reale del nuovo movimento ("Articolo 1") sorto dalla scissione del Pd. Sarà curioso capire se al loro interno prevarrà lo sviluppismo bersaniano, o se andranno verso un ritorno di fiamma dell'ambientalismo integralista. Finora abbiamo avuto risposte contraddittorie da quel versante. Vedremo cosa accadrà, e se decideranno di accordarsi a grillini o post-vendoliani oppure no.

Sarà la materia di lavoro delle prossime ore.

 

Buona settimana a tutti,

 

Enrico

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