“Viva Tonio, viva Cietta, una coppia senza par”, cronache dal passato del Carnevale Domese

DOMODOSSOLA -

Un opuscoletto, edito dalla storica stamperia Porta (attiva in città dal 1833 al 1994),fa risalire il matrimonio del Togn e della Cia all'epoca medioevale. Lo storico Bazzetta riteneva che il carnevale domese avesse tratto spunto dalle tradizioni spagnole, che si tenevano all'inizio dell'ottocento con il podestà, il bargello e gli sposi. Ne sapremo sicuramente di più dopo il 16 quando all'ex cappella Mellerio il comitato Carnevale presenterà il libro “Il Togn e la Cia sposi tra le antiche mura”. Si tratta di un testo illustrato realizzato da Roberto Riccioli, che ha curato i testi, ed Eleonora Perretta che ha realizzato le illustrazioni. Intanto andando a spulciare un vecchio testo “Piccolo Mondo Ossolano” di Ida Braggio Del Longo (1879-1965) scopriamo delle notizie interessanti su un vecchio libro del Carnevale. La giornalista ossolana scrive due capitoli dedicati al Carnevale e riferisce che il Comitato “Pulenta e sciriuii” e il miniaturista e scultore Giacomotti scrissero un libro, poi depositato all'ex biblioteca Galletti. Si tratta di un volume, del peso di parecchi chilogrammi con copertina di legno e cuoio scuro, chiuso da borchia d'argento brunito, su cui è leggiadramente cesellata una pannocchia di granoturco, opera e dono degli orafi F.lli Nicolai”. Nel capitolo si legge che Giacomotti scolpì sulla copertina un cuoco mentre gira la polenta nel “calderotto”. Poi la Braggio con dovizia di particolari descrive il libro partendo dai fogli, d'opaca pergamena, miniata con signorilità e gusto. Si sofferma sula prima pagina nella quale spiccano civettuole sei figure di donne abbigliate nei costumi valligiani, e la piazza del borgo domese, con la tribuna dello sposalizio. Segue la cronistoria del vecchio carnevale, da quando cioè nel lontano medioevo si celebrarono le nozze dei due giovani domesi, “tra il giostrar brillante dei cavalieri convenuti”. Nel capitolo dedicato al Carnevale Ida Braggio scrive che prevedeva balli, cuccagne, corse illuminazioni, fuochi pirotecnici. Il corteo partiva dal quartiere della Motta ove risiedeva Tonio, tra gli invitati convenuti da tutte le Vallate lo sposo cantava : “Oh quale frotta di gente mi vuole far corona, giammai di certo la mia quieta Motta ne vide tanta e neppur Briona”. Al corteo si aggiungevano gli amici e i parenti della sposa che si dirigevano in via Briona dove Tonio riceveva la fanciulla dalle mani dei genitori mentre il coro inneggiava. “Viva Tonio, viva Cietta una copia senza par, la più casta forosetta e il più bel dei montanar”. Proveniente dal Calvario giungeva intanto la Corte di Mattarella preceduta da araldi con trombe e tamburi e sulla piazza mercato davanti al podestà e il notaio veniva sottoscritto l'atto nuziale.

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