Sagre dell'Ossola, Tomà: “Burocrazia snervante per noi organizzatori”

DOMODOSSOLA -

In occasione della presentazione delle Sagre dell’Ossola, avvenuta lunedì pomeriggio presso il Collegio Rosmini di Domodossola, il presidente del gruppo Guido Tomà, a nome di tutti, ha evidenziato le problematiche relative alla burocrazia.
Il riferimento, naturalmente, era al cosiddetto Decreto Gabrielli, una circolare nata dopo i tragici fatti di piazza San Carlo dove perì Erika Pioletti, che impone regole di sicurezza molto più severe in presenza di assembramenti di persone.
«La circolare c’era anche l’anno scorso - puntualizza subito Tomà -. Quando una festa, come la Sagra della Patata, la realtà che conosco meglio, ma anche le altre grandi feste e sagre del territorio, sono a posto al 95%, adeguarci ci è costato poco. C’è tanta burocrazia per organizzare una festa, ma già da anni. Ad esempio le norme di sicurezza per fuochi, fornelli, cucina… Alcune nostre cucine “da sagra” sono meglio di quelle di alcuni alberghi! Sicurezza nel campo sportivo ci sono parametri che la circolare Gabrielli ha indicato. Ma le restrizioni sono soprattuto per i grandi eventi, tipo il grosso concerto, ma parliamo di 20 mila persone, cifre che nessuno fa in una sera sola. In caso di un eventuale sgombero o evacuazione problemi non ce ne sono e la sicurezza è al primo posto. L’anno scorso, ad esempio, come Sagra della patata abbiamo messo dei blocchi di cemento all’entrata del campo sportivo, per rendere più tranquille le persone, anche se non ci è stato richiesto. Le uscite di sicurezza sono tutte ben segnalate. Tutti abbiamo deciso di fare le sagre, innanzitutto perché chi rischia sono i presidenti di Pro loco, che firmano i documenti. E lo fanno perché animati dallo spirito e dalla volontà di fare le cose per il proprio paese nel miglior modo possibile. Più norme arrivano più è difficile, ma la Gabrielli non ha peggiorato le cose. E’ stata una puntualizzazione delle norme».

Molto interessanti i motivi che stanno dietro alle sagre ed alle Pro loco o associazioni che organizzano questi importanti eventi.

«Tutti noi abbiamo un unico scopo: non guadagnare soldi per il proprio Comune, non fare un business ma proporre un prodotto ottimo, magari uno di quelli fino a poco tempo fa considerato povero, come le patate o la polenta o le castagne. Un prodotto fatto bene, che sia anche l’occasione per promuovere il proprio paese, il proprio territorio, i prodotti che andavano a perdersi. Oltre a dare risalto al prodotto tipico o al proprio paese, le Sagre sono un piccolo circuito di economia per la nostra zona, perché intorno alle feste ed a chi lavora gratuitamente c’è un pizzico di attività imprenditoriale. Chi vende i prodotti, ad esempio, o le bibite. E’ la burocrazia che snerva gli organizzatori: diventa sempre più difficoltoso avere certificazioni. A questo si aggiungono  tasse troppo alte per enti che lavorano gratuitamente e che si fondano sul volontariato».

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