Lo sfogo e la preoccupazione di una tributarista ossolana

“Un confronto con chi conosce davvero le piccole aziende potrebbe essere utile al nostro Governo”

DOMODOSSOLA -

Sono una tributarista dell’alto Piemonte. Scrivo questo sfogo in preda allo sconforto e alla paura, non per la mia salute oggi, ma per il TERRORE che ho per la salute delle aziende dei miei clienti… sensazione che non sono riuscita a tenere a bada dopo la lettura del Decreto.

Non voglio essere per forza polemica: non è semplice essere al governo di questo Paese, non abbiamo le risorse per aiutare tutti da un lato, e dall'altro, tutti non abbiamo mai avuto il senso civico e morale necessario per capire che pagare tasse, imposte, contributi, statali e comunali, serve al nostro stato sociale proprio per affrontare momenti come questi… lo stato non vuole i nostri soldi, pretende il nostro contributo, che dobbiamo dare.

Detto ciò, con un linguaggio molto semplice, penso di portare a galla il pensiero di molti miei colleghi.

L’80% delle aziende che seguiamo è costituito da realtà micro e piccole secondo le definizioni tecniche, ma “grandi” per l’economia di oggi. Un’azienda con due soci lavoratori, magari familiari, e sei dipendenti è una grande impresa oggi come oggi, specie se lontana dalle metropoli. Che contribuisce all'economia del suo piccolo mondo.

L’imprenditore italiano non è il fondatore della start up della Silicon Valley… quello è il 20% del panorama, seguito da studi specializzati, non dal “commercialista o tributarista di provincia". L’imprenditore italiano è la cameriera del bar che dopo dieci anni di lavoro ha avuto il coraggio di rilevare il bar, ipotecando la casa sua se la possiede e della nonna se capita. L’imprenditore italiano è il carrozziere che cerca di portare avanti la sua attività con i figli, cercando di pagare i suoi dipendenti che spesso sono gli unici che prendono lo stipendio nelle loro famiglie. E’ la logopedista, il piastrellista, la guida turistica, i tre amici che hanno studiato ingegneria e poi fanno i calzolai, la signora che lava le scale del condominio, l’amministratore di condomino….

Questi imprenditori non sono soggetti con aziende patrimonializzate: tradotto, l’imprenditore si porta a casa il suo piccolo stipendio, nemmeno sempre, e mette da parte ben poco. Certo, ci sono stati anni in cui gli imprenditori più “anziani” hanno fatto festa, sempre parlando terra terra, ma sono almeno 15 anni che la festa è finita. E ci sono sicuramente gli imprenditori “sportivi”, con cui il nostro lavoro è tentare di instillare senso civico ed educare alla responsabilità. Mi sento però di dire, senza paura di essere smentita, che si tratta di rari casi.
L’imprenditore “medio” è non patrimonializzato: sempre in linguaggio aulico, ha fatto debiti per partire, lavora, paga fornitori e dipendenti, parte seguendo tutti i dettami normativi, etici e professionali, ma la volta che un cliente non paga, il lavoro cala o sbaglia un colpo… deve scegliere come destinare la liquidità disponibile: allora non paga iva, contributi e ritenute perché se devo scegliere chi pagare, pago chi vedo tutti i giorni. E poi devo onorare l’impegno con la banca con cui ho acceso il finanziamento per avere un po’ di liquidità e fare qualche investimento, perché se sfori vieni segnalato al CRIF e poi non ti rinnovano il fido, già non ho pagato le RIBA di fine mese e mi è sceso il rating, anche se sono imprenditore da vent'anni e di finanziamenti ne ho già onorati 4….. Allora aspetto l’avviso bonario, o se proprio non ce la faccio, la cartella della fu Equitalia e rateizzo. E così riesco a star dietro a tutti i fronti e galleggio, navigando a vista.

Non dico che questo sia corretto, dico solo che è la realtà. Mi direte voi, beh, allora sono aziende non sane: vi rispondo sì. Ma non c’è l’eutanasia per le aziende…. Non c’è la morte indolore. Alle volte all'accanimento terapeutico non c’è alternativa.

Ho un passato di breve carriera accademica, da cui mi sono allontanata perché troppo lontano dalla “vita vera”. Scrivevo anche con successo di piccola e media impresa, senza sapere chi fossero gli imprenditori, cercando risposte a domande come “quali sono le leve dell’imprenditoria”, senza mai aver vissuto l’impresa, la piccola impresa. Ecco, oggi ho la sensazione che il nostro governo sia un po’ come me allora. Distante dalla realtà “normale”.

Mi chiedo oggi, come possa il governo pensare che il nostro 80% di piccolissimi imprenditori giganti, imprenditori “normali”, possano far fronte agli impegni ordinari (stipendi, affitto, fornitori) in questo momento. In cui mi viene chiesto ed imposto giustamente di chiudere. Dove se non mi è imposto di chiudere devo per senso civico - perché i miei muratori come li proteggo mentre si passano malta e mattoni, che se mi prendono il Corona Virus, io non ho adeguato il DVR, e finisco nel penale – o perché non mi arriva la materia prima o i clienti, e quindi cerco di limitare i danni chiudendo.
E come il governo possa pensare che dopo aver chiuso per uno/due mesi io sia in grado di versare al fisco quello che non ho versato sino ad oggi più il corrente. So che il denaro serve allo stato per evitare il collasso, ma al collasso ci arrivano le aziende, e a effetto domino, tutti noi.

Noi professionisti del settore, che dovremmo essere aiutanti dello Stato, non chiediamo di versare a maggio, nemmeno l’anno bianco fiscale, eticamente irresponsabile. Chiediamo, quando finirà l’emergenza, due mesi per dare aria, e poi facciamo ripartire avvisi bonari ecc…. , consentendo la rateazione lunga senza sanzioni e interessi. Non è più semplice e di facile gestione? E magari, facciamo anche si che per il 2020 il Durc sia sospeso? Se non lavoro per due mesi, non ho liquidità da parte, come faccio a non decadere dalle rateazioni in corso, e a pagare tre mesi di contributi tutti insieme (tutti insieme o in cinque rate, a cui si aggiunge il corrente, è lo stesso)?

Certo, si può chiedere alle banche di erogare nuova liquidità: risposta di ieri, eh il rating è basso, non possiamo. Il rating è basso???? Ecco, magari anche il rating è un concetto da rivedere oggi, no?

Però è vero, c’è la cassa integrazione, il bonus di 600 euro (che spettano al barista ditta individuale, ma non a marito e moglie baristi soci di una snc ….). Procedure che svolge il tuo consulente, normalmente dietro pagamento di parcella, specie se c’è un click day…. Mi dite come facciamo oggi, conoscendo le nostre aziende, noi professionisti, ad andare a sollecitare i nostri pagamenti? Effetto domino ….

Anche se la soluzione di sarebbe…Prendiamo ad esempio i 600 euro di sostegno.… perché dobbiamo fare un click day, quando noi professionisti iscriviamo i clienti all'anagrafe tributaria e all'INPS, l’istituto sa che tipo di soggetto ha come iscritto…. Perché chiederci di fare la richiesta… sai già chi ne ha diritto o no. E’ una questione di fondi…. ok. Allora è meglio dire che il mese di marzo prendono i 600 euro coloro i quali hanno il cognome che inizia per A, mentre ad Aprile coloro i quali hanno un cognome che inizia per R.

Un confronto con chi conosce davvero le piccole aziende potrebbe essere utile al nostro Governo. In fondo, la casalinga di paese ha sempre portato avanti con successo il budget familiare. Perché oggi, come per le persone, questo COVID 19 rischia di uccidere le aziende con patologie pregresse… e troviamone di aziende che non hanno problemi di mancanza d’aria…

Una Tributarista Ossolana

Ricerca in corso...