Don Nardin dopo l'udienza papale: “Il Papa considera il beato Antonio Rosmini come un Santo”

Roma -

Il Papa considera il beato Antonio Rosmini come un Santo, a dichiararlo, dopo la recente udienza del 1 ottobre avuta con il Santo Padre, don Vito Nardin padre generale dei rosminiani in quest'intervista.

Don Vito Nardin era questa la prima volta che venivate ricevuti da Papa Francesco ? 

In precedenza abbiamo avuto udienza due volte con san Giovanni Paolo II, in occasione della Congregazione generale del 1988 e del 1998. E’ nostro vivo desiderio testimoniare e imitare la fedeltà di Antonio Rosmini alla Santa Sede ogni volta che l’Istituto è impegnato nella ricerca su come rispondere alla voce di Dio. Il modo più consono è metterci in ascolto del Papa, in occasione della Congregazione generale che si tiene ogni dieci anni. Con Sua Santità Benedetto XVI nel 2008 non è stato possibile, dati i suoi impegni in contemporanea con il nostro raduno. Tuttavia il grandissimo messaggio tanto atteso l’avevamo ricevuto da lui nell’anno immediatamente precedente, con la Beatificazione di Rosmini,i a Novara, il 18 novembre 2007.

A suo avviso nel cammino verso la canonizzazione che significato può avere questo incontro?.

Leggendo le parole di Papa Francesco è possibile capire che lo considera come santo. Già per quattro volte aveva citato Rosmini come santo e profeta per la Chiesa. Ultimamente, nella Costituzione Apostolica Veritatis Gaudium lo indica quasi come maestro dei maestri. Per la prima volta alcune espressioni di Rosmini per migliorare la formazione del clero vengono citate dal Papa tra virgolette.

E’ il dono più grande dopo la Beatificazione. Nell'udienza avuta con noi Rosminiani lo considera una guida per la via della santità. Inoltre, additando il suo “tacere eroico” lo mette a modello di virtù in questo momento nel quale emergono assalti interni ed esterni contro la barca di Pietro.

Potrebbe essere un Papa gesuita a portare agli onori dell'altare Rosmini?

Auguriamo lunga vita al Papa, ma non per un interesse egoistico rosminiano. Anche se ci sono elementi confortanti per auspicare la canonizzazione, non è importante che sia legata al fatto che attualmente il Papa è un gesuita. Papa Francesco, gesuita, ha già fatto moltissimo per Rosmini. Noi non abbiamo motivo per chiedergli di più. La Provvidenza, dal canto suo, non coltiva frutti perché possano essere lanciati addosso ad altri, se pur a suo tempo qualcuno aveva avversato Rosmini e noi suoi discepoli. Sinceramente, se si dovesse scegliere tra l’ipotesi che Rosmini sia riconosciuto santo ma non dottore della Chiesa, e l’ipotesi che rimanga come è adesso, beato, ma poi anche anche dottore… sarebbe augurabile optare per questa seconda ipotesi. Per il bene della Chiesa e della società è importante che il luminoso e fecondo patrimonio dottrinale rosminiano abbia anche il “certificato” di dottore, come sant’Agostino, san Tommaso. Clemente Rebora iniziava così una sua poesia: “La fede in Agostino prende piede, la speranza in Tommaso prende corpo, la carità in Rosmini prende fuoco”. Tre “cime” da ottomila metri, per restare nel nostro contesto alpino, dove Rosmini è vissuto e da dove è andato al premio celeste. Per non lasciare adito a dubbi desidero moltissimo che venga riconosciuto santo, e penso che arriverà col tempo anche il “dottorato”.

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