Icardi: “Il mio modello di sanità è quello Veneto, dove il privato partecipa con una quota del 7%

A meno di un mese dal suo insediamento, il neoassessore regionale alla sanità enuncia le prime considerazioni di linea politica in merito alla delega che il governatore Cirio gli ha affidato

Torino -

La sanità si governa guidandola con due mani, una che guarda alle risorse e una ai problemi sanitari”.

Così Luigi Genesio Icardi, neoassessore alla sanità della Regione Piemonte, sintetizza il metodo che intenderà seguire per gestire uno dei comparti più difficili della macchina regionale, quello assorbe oltre i due terzi del bilancio regionale.  
Icardi affida al suo profilo social alcune riflessioni, le prime di stampo prettamente politico.

“Chiederemo – scrive - una diversa ripartizione del Fondo sanitario nazionale, che tenga maggiormente conto della quota di anzianità della nostra regione”.

E aggiunge, lanciando un messaggio ai manager rispetto ad una situazione che non si prospetta facile: “Dal 2020 non avremo più a disposizione alcun tesoretto e quindi è fondamentale che tutti i direttori generali facciano uno sforzo per migliorare i conti e per non ricadere nei vincoli del piano del rientro che per 7 anni ha penalizzato il Piemonte”.

Ma la nota più interessante, l’assessore leghista la riserva alla compartecipazione dei privati.

Nei confronti della sanità privata – afferma Icardi - nessuna preclusione ideologica ed ampia disponibilità a collaborare, mantenendo la governance pubblica. Il nostro modello – spiega - è il Veneto, dove la sanità funziona bene ed il privato ha una quota complessiva del 7%, mentre in Piemonte la quota di sanità privata ospedaliera è intorno al 3,5%”.

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