Artigiani verso la Fase 2: "Ripartire, ma in un quadro di sicurezza per lavoratori e imprese.

L'appello congiunto da parte di Cna e Confartigianato: "Non bastano provvedimenti a livello regionale. E poi bisogna garantire la presenza di mascherine e dispositivi di salute per tutti"

TORINO -

Scrutando l'orizzonte verso una Fase 2, anche il mondo dell'artigianato mette a fuoco i punti essenziali di quella che tutti aspettano come una ripartenza preziosa per rilanciare le attività economiche. Ma a una condizione: la salute dei lavoratori e delle imprese. Un mondo che conta in Piemonte, su un totale di 432.743 imprese attive e di 1.818.000 addetti, ben 117.491 imprese pari al 27,15% del totale, con 240.986 occupati.

A ribadire le necessità è un appello che le due maggiori associazioni di categoria sul territorio, Cna e Confartigianato, hanno rivolto alle istituzioni. "Ci preme sottolineare come qualsiasi azione, in questo quadro, debba partire da un fondamentale presupposto: l’adeguata disponibilità dei Dispositivi di Protezione Individuale (mascherine, disinfettanti e guanti). Ad oggi tale disponibilità è stata scarsa e costosa".

E aggiungono: "La ripartenza delle attività ora ferme deve avvenire sulla base delle misure di sicurezza già attive con l’accordo nazionale sottoscritto dalle parti sociali il 14 marzo scorso. Solo alcune attività, con particolari specificità settoriali (servizi alle persone e rapporti diretti con la clientela ...),possono aver bisogno di un approfondimento ulteriore: limitatamente a tali circostanze può essere utile elaborare contributi tecnici, come nel caso del progetto di cui si è fatto promotore il rettore del Politecnico, Guido Saracco".

“Ma se si presentassero necessità specifiche per nuove misure di garanzia della sicurezza - precisa Fabrizio Actis, presidente di CNA Piemonte - queste devono essere contenute in un provvedimento governativo e non regionale. L’esigenza di unicità e chiarezza è fondamentale a fronte delle difficoltà che hanno patito le nostre imprese disorientate da una molteplicità di Ordinanze, DPCM, circolari che sono state emanate nelle settimane passate”.

“Chiediamo alla Regione Piemonte - continua Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte - di verificare in via preliminare la disponibilità di strumenti di protezione dei lavoratori (DPI, ecc.) anche per le micro e piccole imprese, di risorse finanziarie a fondo perduto attraverso cui sostenere gli investimenti per gli adeguamenti strutturali, organizzativi, tecnologici e per gli adempimenti informativi/formativi delle aziende. Proprio perché la tutela della salute dell’intera collettività, in questa fase deve continuare a rappresentare la priorità è fondamentale che anche le micro e le piccole imprese siano messe in condizione di garantire la massima tutela dei dipendenti, dei titolari e dei consumatori affinché le nostre imprese possano uscire dall’emergenza sanitarie ed economica e continuare a produrre ricchezza, posti di lavoro e servizi per il Piemonte”.

"Occorre infine fare ogni sforzo per coniugare la tutela della salute dell’intera collettività, che in questa fase continua a rappresentare la priorità, con le esigenze della ripresa economica anche delle micro e piccole imprese, senza le quali non sarà possibile tornare a produrre ricchezza posti di lavoro e servizi per l’intero Piemonte”.

Dal corrispondente a Torino
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