Qui Montecitorio. Si riparte

Roma -

Si riparte. La distanza che ci separa dalla fine della legislatura si accorcia di giorno in giorno, e si sta riproponendo il solito canovaccio di ogni scorcio di questa natura, alimentato per di più dal sistema elettorale proporzionale che ha mandato in soffitta ogni remora di “politically correct”. E così, forze politiche nervose, enfatizzazione di nodi che in situazioni differenti verrebbero sciolti anziché essere usati come pietre miliari (vedi la vicenda Ius Soli),rischio impasse su provvedimenti anche significativi.

Il tutto mentre il governo Gentiloni sta diligentemente conducendo il Paese, affrontando con successo vicende anche complesse come l'immigrazione (il numero complessivo degli sbarchi nel 2017 è calato, nonostante le molte Cassandre) e aprendo la strada ad una legge di bilancio che -se il Senato confermerà a maggioranza assoluta la deroga al pareggio di bilancio- avrà maggiori risorse da attribuire nella direzione della competitività del sistema Paese e della perequazione.

Il clima politico appare piuttosto complicato, e le vicende del prossimo voto in Sicilia hanno fatto emergere un fatto politico molto chiaro a sinistra: Articolo 1- Mdp, nato da una costola del Pd in nome dell'anti-renzismo, è ormai avviato sulla strada di diventare Rifondazione Comunista 4.0, con il suo reale leader – Massimo D'Alema- pronto a calarsi nei panni del nuovo Bertinotti pur di dare una spallata al Pd e al segretario Matteo Renzi.

Questa conversione “gauchiste” di D'Alema è davvero esilarante, e contrasta contro tutta la sua azione politica che lo vide -dalla Fgci al Pci fino alla guida del Pds- opporsi al frazionismo sterile della sinistra gruppettara e guidare processi politici di apertura della sinistra verso il centro. Di D'Alema si ricorda la regia per disarcionare Achille Occhetto all'interno del suo partito, come quella per far cadere nel 1994 Silvio Berlusconi creando una alleanza tra il Pds, la Lega Nord (da lui definitiva “una costola della sinistra”) e il Ppi. Di lui si ricorda la stagione di rottura a sinistra e di attenzione ai post-democristiani a cavallo degli anni '90, che condusse alla nascita e alla vittoria dell'Ulivo. E poi la stagione della Bicamerale, che lo portò a cercare direttamente un accordo con Silvio Berlusconi per la riforma della Costituzione (anche nella parte della forma di Stato e di governo, altro che la riforma Napolitano-Renzi!). Per non parlare della sua stagione alla guida del governo, nella quale lanciò lo slogan dell'Ulivo mondiale in un incontro a Firenze con Blair e Clinton improntato all'insegna della sinistra liberale, del mercato e della globalizzazione.

Passato qualche anno, ora ce lo ritroviamo alla guida di un partito che ha come unico mastice ed obiettivo quello di fare perdere il Partito Democratico, sempre intento a fiocinare leadership (questa volta sotto i ferri c'è finito il povero Giuliano Pisapia, che dovrà presto tirare le sue conclusioni circa il fatto che quella parola “Insieme” con la quale il 1 luglio chiamò a raccolta tutto ciò che sta a sinistra del Pd in a piazza Santi Apostoli appare sempre più un ossimoro),e riconvertitosi sulla via di Damasco al gauchismo duro e puro. Ho l'impressione che di questo passo, Mdp farà la fine della sinistra arcobaleno. Dobbiamo stare attenti, noi del Pd, ad evitare di finire sotto la valanga che a sinistra qualcuno vuol far partire, illudendosi di rimanerne incolume.

A destra, intanto, il ricompattamento siciliano fa emergere un dato molto chiaro: la leadership di Berlusconi esiste ancora, ma è decisamente appannata nei numeri e nei contenuti. Quelle che un tempo erano le frange estremiste oggi sono diventate maggioritarie, e la somma tra la Lega e Fratelli d'Italia oggi nei sondaggi supera abbondantemente Forza Italia ed esprime candidature di guida (Musumeci in Sicilia, con Salvini che ad ogni angolo si candida a Palazzo Chigi). Lo spostamento su derive molto marcate di destra del conglomerato conservatore è evidente. In Germania la Merkel fa la sua campagna elettorale (probabilmente vittoriosa) vantandosi di avere integrato 1 milione di siriani; in Italia ad ogni immigrato che arriva in un comune è un florilegio di razzismo da parte di esponenti di primissimo piano dello schieramento di destra.

Il tutto mentre il Movimento 5 Stelle finge di imborghesirsi, spedisce Di Maio a Cernobbio a raccontare la favola della loro maturità di governo (avallata da settori importanti della stampa e della borghesia italiana, nel solco delle migliori tradizioni da Facta in giù...) e si appresta a celebrare primarie finte mentre ha spedito in soffitta una piattaforma Rousseau che si è dimostrata ampiamente manipolabile come volevasi dimostrare.

Ci aspettano mesi complicati, insomma. Per intanto, ben ritrovati!

 

Buona settimana a tutti

 

Enrico

 

Enrico Borghi
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